martedì 30 dicembre 2014

L'anno bambino


Particolare della copertina di "Questa libertà", di Pierluigi Cappello
 
In questa poesia è racchiuso il sentire di noi educatori.
Felice anno nuovo.
 
Che cosa c’è dentro le vostre teste, bambini?
 
Che cosa c’è dentro le vostre teste, bambini?
Che cosa c’era dentro la mia?
Il sandalo sporcato nella polvere,
il passo leggero del lupo
il sasso che spacca la bottiglia
l’aria pulita nel cerchio delle pupille
nel declinare del sole
la figura di un biplano rampante,
che cosa c’era dentro la mia?
 
Sono qui, con voi, perché sia voce
la mia dentro le vostre
voce dimenticata
e l’assolata fantasia dei vostri anni
la forza che reclama da ogni radice il frutto
salvata intatta nel vostro guardare di uomini,
che cosa posso perché voi possiate,
che cosa posso io, a voi che tutto potete
a voi che guardate le cose che vi daranno lo sguardo
che cosa posso, bambini?

(Pierluigi Cappello)

lunedì 22 dicembre 2014

Elementare: BUON NATALE

Pierluigi Cappello
 
L'anno che sta per finire ha riservato a noi Maestre allo sbaraglio numerose indimenticabili esperienze. 
In particolare oggi ho ripensato alla presenza del nostro libro al Salone del Libro di Torino. Là assistemmo all'intervista di Massimo Gramellini alla signora Angela Staude Terzani, la quale annunciò che nell'anno corrente il premio intitolato a suo marito sarebbe stato assegnato ex aequo a Mohsin Hamid per "Come diventare ricchi sfondati nell'Asia emergente" e a Pierluigi Cappello per il romanzo autobiografico "Questa libertà". Quest'ultima notizia mi riempì di gioia, infatti lo avevo letto e apprezzato, tanto da averne fatto dono il Natale precedente a Margherita.
Pierluigi Cappello, uno dei maggiori poeti italiani, nel 2013 ha ricevuto dall'Università di Udine la laurea honoris causa in Scienze della Formazione Primaria. Lo scorso settembre è stato pubblicato il suo primo bellissimo libro di poesie per bambini: "Ogni goccia balla il tango", con le deliziose illustrazioni di Pia Valentinis.


A questo punto credo che oltre al mio anche il nostro destino di Maestre allo sbaraglio sia entrato in contatto con discrezione più volte con il suo di scrittore e poeta e mi pare naturale o, se preferite, elementare, come il vecchio nome della Scuola Primaria e come il titolo della raccolta di tutte le sue poesie: "Azzurro elementare", augurarvi buone feste rendendogli omaggio e allietandovi, spero, con una sua nota poesia, che rievoca gli abitanti di Chiusaforte (UD) dove trascorse la sua infanzia.
Consiglio vivamente la lettura delle sue opere, nelle quali le parole sembrano trovarsi esattamente al loro posto e combinandosi in modo in apparenza semplice ma rigoroso restituiscono la realtà circostante sotto una nuova luce e infondono forza e speranza.
Buon Natale.

Parole povere (clicca qui)

Uno, in piedi, conta gli spiccioli sul palmo
l'altro mette il portafoglio nero
nella tasca di dietro dei pantaloni da lavoro.

Una sarchia la terra magra di un orto in salita
la vestaglia a fiori tenui
la sottoveste che si vede quando si piega.

Uno impugna la motosega
e sa di segatura e stelle.

Uno rompe l'aria con il suo grido
perché un tronco gli ha schiacciato il braccio
ha fatto crack come un grosso ramo quando si è spezzato
e io c'ero, ero piccolino.

Uno cade dalla bicicletta legata
e quando si alza ha la manica della giacca strappata
e prova a rincorrerci.

Uno manda via i bambini e le cornacchie
con il fucile caricato a sale.

Uno pieno di muscoli e macchie sulla canottiera
Isolina portami un caffé, dice.

Uno bussa la mattina di Natale

con una scatola di scarpe sottobraccio
aprite, aprite. È arrivato lo zio, è arrivato
zitto zitto dalla Francia, dice, schiamazzando.


Una esce di casa coprendosi un occhio con il palmo
mentre con l'occhio scoperto piange.

Una ride e ha una grande finestra sui denti davanti
anche l'altra ride, ma non ha né finestre né denti davanti.

Una scrive su un involto da salumiere
sono stufa di stare nel mondo di qua, vado in quello di là.

Uno prepara un cartello
da mettere sulla sua catasta nel bosco
non toccarli fatica a farli, c'è scritto in vernice rossa.

Uno prepara una saponetta al tritolo
da mettere sotto la catasta e il cartello di prima
ma io non l'ho visto.

Una dà un calcio a un gatto
e perde la pantofola nel farlo.

Una perde la testa quando viene la sera
dopo una bottiglia di Vov.

Una ha la gobba grande
e trova sempre le monete per strada.

Uno è stato trovato
una notte freddissima d'inverno
le scarpe nella neve
i disegni della neve sul suo petto.

Uno dice qui la notte viene con le montagne all'improvviso
ma d'inverno è bello quando si confondono
l'alto con il basso, il bianco con il blu.

Uno con parole proprie
mette su lì per lì uno sciopero destinato alla disfatta
voi dicete sempre di livorare
ma non dicete mai di venir a tirar paga
ingegnere, ha detto. Ed è già
il ricordo di un ricordare.

Uno legge Topolino
gli piacciono i film di Tarzan e Stanlio e Ollio
e si è fatto in casa una canoa troppo grande
che non passa per la porta.

Uno l'ho ricordato adesso adesso
in questo fioco di luce premuta dal buio
ma non ricordo che faccia abbia.

Uno mi dice a questo punto bisogna mettere
la parola amen
perché questa sarebbe una preghiera, come l'hai fatta tu.

E io dico che mi piace la parola amen
perché sa di preghiera e di pioggia dentro la terra
e di pietà dentro il silenzio
ma io non la metterei la parola amen
perché non ho nessuna pietà di voi
perché ho soltanto i miei occhi nei vostri
e l'allegria dei vinti e una tristezza grande.


(Pierluigi Cappello)

                                                                                                     Francesca C.

AUGURI

Di Liliana Carone, illustratrice di Bari

Credo che il compito degli insegnanti sia quello di formare individui che vivono inseriti in un contesto che oggi come oggi ha una dimensione planetaria. Per questo il nostro ruolo e il nostro impegno sono, insieme, tanto gravosi quanto stimolanti.
Mi piace quindi condividere questa frase di Janez Potočnik (European Commission for the Environment) che trovo folgorante, quanto mai pertinente ai nostri tempi:
 
"If you think the economy is more important than the environment, try holding your breath while counting your money"
 
"Se tu pensi che l'economia sia più importante dell'ambiente cerca di trattenere il respiro mentre conti i tuoi soldi"
  
AUGURI A TUTTI
 
Anna Bossi

martedì 18 novembre 2014

Presentazione di Borgolavezzaro (No): spazio per scrivere ... ancora ...: CONTRIBUTO N°11

A Borgolavezzaro, durante la presentazione del libro, Gino Radice ex sindaco del luogo, ci ha omaggiato di un suo scritto avente per protagonista la giovanissima sorella: maestrina a Monticello. E’ con vero piacere che lo pubblichiamo nella sezione “Per scrivere ancora” rendendolo disponibile alla lettura di molte altre persone. Il contributo si conclude con le parole di Gramellini che anche a noi aveva a suo tempo espresso gradimento e stima per il lavoro svolto.

La maestrina di Monticello
 
"Maestra, mi son bela, mi son guardata ne lo specio".
"Tutte le bambine venete sono belle come le novaresi...."
Così inizia una pagina di diario della maestra Tonina.
Una delle primissime supplenze le era capitata a trequarti d'ora di bicicletta dal suo paese.
Giunta a Monticello nel cortile della scuola piena di bambini, le si avvicina il vecchio bidello e l'accompagna in classe.
"Da dove viene signorina?" "da Borgolavezzaro" "e com'è il suo nome?"
"Mi chiamo Radice".
Il vecchio bidello si ferma, la guarda e poi "Non è possibile, la mia maestra veniva da Borgolavezzaro e si chiamava Radice nei primi anni del 900".
"Oh! Sì era la mia zia Angiolina sorella di mio padre".
Il bidello mentre spolverava la cattedra conclude scuotendo la testa "Sono entrato in prima elementare con la maestra Radice e forse andrò in pensione con una maestra Radice".
Venne finalmente la nomina per un paesino di montagna ai piedi del monte Rosa; era il passaggio d'obbligo di tutte le insegnanti nelle sedi disagiate: una pluriclasse di bambini di pastori, boscaioli, contrabbandieri; le volevano bene come a una seconda mamma e dopo le lezioni andavano con la maestra a cogliere i primi fiori nei prati o a giocare nella sempre abbondante neve.
Lasciati a malincuore quei marmocchi, che tra l'altro in estate andava ancora a trovare, ebbe il trasferimento in città o meglio nella grande frazione di Torrion Quartara.
Qui per oltre trent'anni svolse la sua missione di educatrice.
Ambiente principalmente agricolo con l'allora numerosa manodopera arrivata dal Polesine e da altre zone povere. Qualche benestante e qualche professionista con villetta.
Un parroco attivissimo che è riuscito a costruire l'oratorio per i ragazzi dove la maestra collaborava assiduamente.
Non avendo famiglia riversava i suoi affetti e il lavoro alla mamma e alla scuola.
Appena una semplice licenza magistrale, un patrimonio di doti preziose, oggi forse sparite, che si chiamavano dedizione, pacatezza, rispetto della storia di ogni bambino con i suoi tempi di crescita e di apprendimento.
Dalle ultime pagine del suo ultimo diario.
Dopo molti anni che aveva lasciato la scuola le capitò un fatterello, tra i tanti, di conferma dell'affetto che si era guadagnata tra i ragazzi.
Si fermò a un distributore di benzina dell'alta provincia.
L'addetto svolge la funzione e poi guarda la cliente.
Allarga le braccia e "Ecco la mia maestra di Monticello", le stringe la mano e quasi rifiuta l'importo della benzina.
"Grazie maestra che ha saputo domarmi, ancora grazie".
Commosso la saluta con la mano mentre l'auto si allontana.
Mi torna in mente il bell'apprezzamento che il giornalista scrittore Gramellini fa di quell'esercito silenzioso delle maestre elementari della scuola pubblica italiana che hanno tirato su una nazione, con stipendi di fame, ma meritandosi qualcosa che molti potenti non avranno mai.
Il nostro rispetto e il nostro grazie.

                                                                                    "Da brevi racconti di memorie"
                                                              Di Gino Radice
 
Il Prof. Nerviani, presente all’incontro, è intervenuto con un ampio e articolato discorso intorno alla Scuola e ai maestri di ieri e di oggi. Ci ha onorate esprimendo il suo plauso per la serietà dimostrata non solo nel nostro lavoro, ma anche nella proposta di questo libro che con semplicità e linearità va a toccare i molteplici aspetti di un mestiere difficile e complesso perché rivolto alla formazione di cultura e coscienza civica nelle nuove generazioni. Al termine ha donato un libro di certo interesse e che noi abbiamo il piacere, ma anche il desiderio di proporre attraverso il nostro blog. Ha gentilmente aggiunto questa dedica: Ad Anna Bossi  con i complimenti per tutte le splendide cose che ha fatto insieme a tutti gli altri colleghi.
Grazie Prof. Enrico Nerviani e buona lettura a tutti!
 
 
Album fotografico 
 

 

martedì 14 ottobre 2014

Rosate (MI): comunicato stampa e foto


Comunicato Stampa
(informazione.it)
 

Rosate, Mi                                                                                    11/10/2014
 

Presentazione Libro “Maestre allo sbaraglio” Edizioni Astragalo, Novara

Domani, 12/10/2014  ore 18:00, si terrà la presentazione del libro “Maestre allo sbaraglio”, Edizioni Astragalo,  presso la Biblioteca Parrocchiale “Don Luigi Negri”, con il patrocinio del Comune di Rosate, in provincia di Milano. All’evento “l’aperitivo con l’autore”, per presentare il libro parteciperannouna decina di maestre coautrici  e interverranno la scrittrice Anna Bossi e l’editrice Alessandra Perotti.

Il libro, pubblicato nel  2013 ,  nasce da un’idea originale, frutto della collaborazione di 81 maestre che da tutte le parti d’Italia da nord a sud, hanno partecipato  alla sua stesura, unendo molteplici esperienze di vita scolastica, avvenute  in diversi  scenari ed epoche.

 
Oltrepassando i limiti di età, cultura, territorialità, le maestre, sia in pensione che quelle all’ attivo si rivolgono a tutti coloro che ancora credono nella scuola, nell’insegnamento come pilastro indispensabile e  fondamentale della vita di tutti.

 
Attraverso il libro, le maestre si aprono al lettore con molta semplicità e umiltà, con fatti realmente accaduti,  ricordi di scuola più belli e quelli peggiori,  ma ricchi e intensi di insegnamenti di vita.
 
L’originalità di questo libro, sta proprio in questo nuovo modo di raccontare e analizzare la scuola, di ieri e di oggi,  di attraversare i vari metodi  di insegnamento efficaci, l’educazione scolastica e il rapporto scuola- bambino, in tutte le sue sfaccettature. Si affrontano i suoi punti deboli, le sue criticità,  i suoi programmi,  le sue potenzialità, e le aspettative, ponendo in risalto le due figure protagoniste di questa macchina l’alunno e il maestro. 
 

Infatti, come afferma la maestra Giuseppina Ianchello, coautrice del libro, “si vuole trasmettere, con semplici ma dettagliate narrazionidescrittive e ricordi,  la valenza che il tanto criticato e svalutato sistema scolastico ricopre,ricordando che è qui che si creano e si formano le menti di domani.”

 Attraverso la lettura del libro, si riporta a  un’attenta riflessione dei cambiamenti della società e  del sistema scolastico, della vera  vita vissuta tra i banchi, con gioie e timori, evidenziando come sia cambiato nel tempoun ruolo così importante  come quello del “maestro”.

 
Il maestro che possiede non solo un bagaglio di competenze pedagogiche e didattiche, ma è una vera guida, che attraverso le emozioni, il coinvolgimento, gli stimoli giusti ma nello stesso tempo nel pieno rispetto dei ritmi e delle capacità del bambino, riesce a forgiare in piena libertà la personalità delle civiltà future.
 
Infine l’aspetto interessante del libro è che non si ferma a delle pagine chiuse in bianche enero,  ma vuole essere solo l’inizio di un viaggio, nel mondo della scuola, che  continua il suo itinerario  anche attraverso il web e  il  blog “Maestre allo sbaraglio”, dove chiunque può esprimere il suo parere

sull’ istruzione, le riforme scolastiche , il mondo della scuola offrendo liberamente un valido contributo costruttivo .

I proventi dei diritti d’autore saranno devoluti all’Associazione Tolba’.

Per ulteriori informazioni: u.s. Ilaria Maruca

Intervista: Insegnante Giuseppina Ianchello

Interventi: Editrice Dottoressa Alessandra Perotti,

                    Scrittrice Anna Bossi
 

Patrocinio del Comune di Rosate, Milano

Casa Editrice Astragalo, Novara

Associazione Tolbà
 

Approfondimenti: Libro “Maestre allo sbaraglio” Edizione Astragalo Novara

 





Patrocinio Comune di Rosate
Foto Libro: “Maestre allo sbaraglio"
Associazione Tolbà


Edizioni Astragalo, Novara

 La presentazione










 

venerdì 19 settembre 2014

Spazio per scrivere ... ancora ...: CONTRIBUTO N°10

Riceviamo il contributo che Rosa Angiulli, studentessa del corso di studi in Scienze della Formazione Primaria, ha prodotto a Matera durante il convegno da noi tenuto: "Anche i maestri sono stati alunni", un'esperienza indimenticabile.
Grazie Rosa.

QUELLA STREGA DELLA MAESTRA D’ITALIANO


Se ripenso alla mia esperienza di alunna elementare subito rivedo davanti ai miei occhi la mia maestra di italiano, una maestra molto autoritaria, e per un istante rivivo quella sensazione di terrore che mai nessun’altro è stato in grado di suscitare in me. Era una vera strega!


Dava continue punizioni, che molto spesso erano inutili e insensate, e ogni tanto faceva “volare” qualche schiaffone che lasciava sulla guancia del mal capitato un evidente segno delle cinque dita della mano della maestra e dei grandi e pesanti anelli che solitamente indossava.


In realtà, a lei bastava lanciarci uno dei suoi agghiaccianti sguardi per intimorirci e pietrificarci. Sin dalla prima elementare ci “caricava” di compiti da svolgere a casa, tanto che ero costretta a svolgere gli esercizi fino a tarda serata e a volte anche a svegliarmi prestissimo la mattina per completarli. Ricontrollavo mille volte se avevo svolto tutti e bene gli esercizi, ma, nonostante ciò, ogni mattina mi recavo a scuola con il panico nel cuore. Gli esercizi che più spesso assegnava riguardavano la calligrafia, che doveva essere impeccabile,  e la noiosissima memorizzazione di poesie. Fu proprio uno di questi esercizi di memorizzazione a segnare inevitabilmente la mia esperienza formativa e, oserei dire, la mia vita: frequentavo la quarta elementare, quando la maestra dovette affrontare una tragica situazione, quale la morte di sua sorella, e tornata a scuola, volle condividere con noi il suo dolore, dettandoci e facendoci memorizzare una lunghissima e tetra poesia che descriveva molto dettagliatamente la morte. Per me e i miei compagni, a primo impatto, fu un vero trauma, ma poi mi dissi: “se la poesia racconta la vita e, quindi, le cose belle di essa come l’amore, la gioia, perché non può anche raccontare le cose brutte come il dolore, la morte, la sofferenza?”. Da quest’esperienza sono rimasta affascinata dalla magia, ma anche dal realismo che può caratterizzare la poesia.

 

                                                                                        Rosa Angiulli


giovedì 24 luglio 2014

Presentazione Maestre allo sbaraglio: Gizzeria (CZ)


Servizio fotografico

Giuseppina Ianchello, una delle autrici di "Maestre allo sbaraglio"
 
 

 
 
 

 
Annalisa Martino, autrice di "Criada"
 

Intervento di Benito Mazzi in merito a Maestre allo sbaraglio

Riceviamo da Benito Mazzi il testo del suo intervento su Maestre allo sbaraglio durante la presentazione che si è tenuta venerdì 18 luglio a Santa Maria Maggiore (VB).
Un grazie da parte di tutte le Maestre allo sbaraglio.


Ringrazio Anna Bossi per avermi invitato a parlare del mio libro, ma è Maestre allo sbaraglio l’oggetto di questo incontro. Confermando quanto è stato detto finora, non posso che elogiare Anna e le sue collaboratrici per questa realizzazione, opportuna e completa, nella quale le  maestre raccontando se stesse descrivono l’evoluzione del tessuto sociale  del territorio nel quale si sono trovate a operare nel corso di settant’anni. La figura della maestra non è mai stata adeguatamente sottolineata. Mi stupivo che in Italia non esistesse un monumento alla maestra. Sapevo che in un paese della val Brembana c’è un monumento a una maestra particolarmente meritevole deceduta a soli 51 anni, ma si tratta di un monumento a una persona, non alla maestra – istituzione. 
Ho dovuto piacevolmente ricredermi: a Reggio Emilia lo scorso 29 maggio il Comune ha deliberato di erigere, per conto della Dante Alighieri, un monumento, opera del noto scultore Alessandro Romano, alle “maestrine” che dopo l’unità d’Italia diffusero la lingua italiana in tutto il Paese. Non mi è però dato sapere se l’encomiabile progetto sia andato in porto.
<< Simile monumento – si legge nella motivazione all’iniziativa –costituirà un importante riconoscimento, unico in Italia, a una figura che dalla seconda metà del diciannovesimo secolo ha contribuito in modo determinante alla realizzazione dell’unità nazionale. Dopo il 1861, infatti, e per molti decenni, veri e propri “plotoni” di giovani maestre armate di grande coraggio, passione, pazienza ed energia portarono nelle più sperdute località, attraverso l’insegnamento di una lingua che superava i dialetti locali, la consapevolezza dell’unità nazionale >>.
Parole sacrosante. Vorrei aggiungere che nella zone di montagna come la nostra la maestra era per i bambini, oltre che l’insegnante, una seconda mamma.
Per comprendere meglio il concetto è opportuno conoscere qual era nelle nostre vallate la situazione della donna.
<< Il supplizio, a cui vanno soggette le nostre donne di montagna nel coltivare gli sterili campetti e nell’allevare il bestiame, è superiore a ogni immaginazione>> scrive lo storico Renzo Mortarotti.<< In paese devono lavorare la campagna e attendere alla fienagione; sugli alpeggi devono custodire il bestiame e falciare l’erba selvatica nei boschi e tra i dirupi per mantenere una mucca in più d’inverno. Nelle veglie invernali poi, al caldo delle stalle o delle stufe, filano fino a mezzanotte >>.
Le donne erano poi utilizzate come “animali da soma” per i trasporti più pesanti: legna, fieno, strame, letame, carbone, carrucole di teleferica e altro. << Asini e buoi non sopporterebbero ugualmente i loro sforzi >> scrive il maestro elementare vigezzino Andrea Testore, grande innovatore sociale, deputato al parlamento della provincia di Novara.
Era pertanto molto arduo, se non impossibile, per queste povere donne trovare il tempo da dedicare all’educazione e alla cura dei figli i quali dovevano crescere com’erano cresciute loro, “senza tante storie”  o “inutili perdite di tempo con libri e quaderni”, evitando di porsi troppe domande, ubbidendo ciecamente ai genitori e parlando il meno possibile.
Da qui la straordinaria importanza che assumeva la maestra (più rari erano i maestri), che si trovava a essere, oltre che l’educatrice, la consigliera dei  suoi alunni, dei quali carpiva tutti i segreti e ai quali finiva per affezionarsi profondamente, spartendone le pene e le gioie piccole e grosse di ogni giorno. Non esisteva comunicazione tra genitori e figli, meno che meno confidenza, al padre e alla madre nella maggior parte dei casi si dava del “voi”. I piccoli dovevano tenersi tutto dentro, gli unici confidenti erano i compagni e la maestra.
<< Quando in casa mia scoppiava il finimondo prendevo la porta e andavo a bussare dalla mia maestra >> scrive in un diario rinvenuto dopo la sua morte in un cassonetto della spazzatura un anonimo valligiano.<< Mio padre, artigiano, qualcosa guadagnava, ma aveva l’amica e i suoi soldi finivano là, mentre noi avevamo le pezze nel didietro. Mia madre per consolarsi beveva. Quando lui tornava a casa si scatenavano liti furibonde che finivano a schiaffi e pugni. Ogni sera. Non terminavo neppure di mangiare, scappavo piangendo e pregavo il Signore che facesse morire mio padre. Attraversando il paese vedevo le luci accese nelle case. In alcune la gente parlava e rideva intorno al fuoco. Erano più poveri di noi ma felici, li invidiavo. La maestra mi teneva accanto a sé, mi accarezzava e mi dava i biscotti di mais. Una volta l’ho vista piangere. Piangeva per me, per la mia situazione, l’ho capito da come mi guardava e mi stringeva a sé >>.
Per chi la famiglia non l’aveva più, per quegli scolari dei preventori della Croce Rossa che avevano perduto i genitori in guerra, sotto i bombardamenti o le alluvioni, o non li avevano mai conosciuti, la maestra era la fiammella alla quale cercavano disperatamente di riscaldarsi. <<Usavo un grembiule verde allacciato davanti, un giorno lo trovai senza bottoni >> scrive nei suoi ricordi la professoressa Apollonia Sommaria di Domodossola, nel 1946 maestrina presso la Colonia montana di Druogno.<< Alcune bambine li avevano strappati tutti e ciascuna si teneva in tasca il suo, per avere qualche cosa della maestra, per avere la sensazione della sua presenza, anche quando non c’era >>.
Concludo con un pensiero della professoressa di Liceo Pinuccia Catenazzi per tanti anni maestra di montagna e di lago:<< Chi insegna non solo trasmette il suo sapere, ma anche profonde nell’atto parte di se stesso, parte della propria vita, della propria anima. Passeranno gli anni, le vicende muteranno, nomi e volti sfumeranno, ma insegnante e allievi saranno per sempre, anche se inconsapevolmente, l’uno nella vita dell’altro>>.

Ben venga, dunque, il monumento alla maestra!

                                                                                              Benito Mazzi
 

sabato 19 luglio 2014

Santa Maria Maggiore: album


Sala Mandamentale
 
Ieri, la nostra trasferta in Val Vigezzo è stata bellissima: indimenticabile!

Certo: il sole splendente che rendeva più convincenti il blu del cielo in questa estate particolarmente capricciosa e i verdi della Natura che prepotentemente accompagnava ogni nostro passo e ogni nostro sguardo, hanno contribuito.

Ma c’era qualcosa: il silenzio, la serenità, il chiacchiericcio delle acque che abbondanti scorrevano un po’ ovunque, il fresco delle chiese e le pietre dei sagrati esprimevano solo tranquillità e spiritualità, le architetture, i fiori coloratissimi, i profumi in pineta.
E poi ancora la polenta con i funghi e tutto il buono che con essa si può gustare, all’aperto affacciate sul verde dei boschi.
 
Polenta e funghi, salsiccia, spezzatino, formaggio, lumache....
 
Chiacchiere e polenta
 
Quante siamo???
 
Maestre... affamate
 
Maestre a... pranzo
Ma ancora di più: i ricordi.

Questa trasferta ci ha riportate indietro nel tempo … maestrine ventenni che s’affacciavano su quel mondo che sarebbe stato per sempre il loro mondo: la scuola.

E qui l’intrecciarsi dei ricordi ha suscitato una cascata di emozioni tanto vive da sembrare tangibili.

Per me, poi, l’emozione più grande è arrivata appena prima dell’inizio della presentazione. Tra i presenti c’è una dei miei primi cinque alunni (di tre classi differenti): Monica. Non me l’aspettavo una sorpresa così grande, anche adesso, raccontandola, mi vengono i brividi per l’emozione. Gli altri lavoravano … se ci fossero stati tutti non so cosa avrei provato …

Dunque è vero: il nostro è un lavoro che si basa espressamente sulle relazioni e la sua riuscita molto dipende dalle buone relazioni che si riescono ad instaurare, quelle che sanno dare la spinta e le motivazioni giuste per procedere sul proprio percorso nonostante tutto. Questo i nostri politici non lo capiranno mai. Da qualsiasi parte stiano: non lo capiranno mai. Per loro è una questione esclusivamente numerica: in entrata, in uscita, addizionare (+ alunni, + ore, + anni, + materie, +++), oppure sottrarre (- incentivi, - ascolto, - stima, - qualità, - - -). Non lo capiranno mai.
 
Anna
 
Anna, Giovanna, Gisella
 
Benito Mazzi, scrittore e giornalista
 
Di Benito Mazzi, Priuli & Verlucca Editori, 2007


La presentazione  
 
 
Preparativi poco prima dell'inizio 
 
 
 In attesa
 
 
 La presentazione
 
 
La presentazione
 
L'attento pubblico
 
Grazie Elda Cerchiari, signora in rosso, abbiamo apprezzato molto il suo intervento.
 
Io, come milioni di altre come me, non sono ricca ma ho un grandissimo tesoro: l’affetto, il ricordo e la considerazione di chi mi ha conosciuta da vicino.

La presentazione è stata ricca di sentimenti e di input per poter parlare di scuola vera e di pedagogia e ciò ha suscitato interventi dal pubblico davvero interessanti. Abbiamo chiesto quindi di farceli avere per poterli inserirli nel nostro blog e renderli disponibili a tutti poiché meritevoli di essere ascoltati.

Dunque  GRAZIE a tutti , GRAZIE Valle Vigezzo, GRAZIE Ossola!
 
                                                                                                             Anna Bossi
 
Alcune Maestre allo sbaraglio di fronte alla Sala Mandamentale