sabato 30 maggio 2015

Festa della Repubblica

BUONA  FESTA  DELLA  REPUBBLICA!!!
E speriamo che la Scuola aiuti i ragazzi fin da bambini a conoscere le festività civili.
                                                                                                              Anna Bossi


sabato 25 aprile 2015

Festa della Liberazione

 
 
25 Aprile (1945)

Ecco, la guerra è finita.
Si è fatto silenzio sull'Europa.
E sui mari intorno ricominciano di notte a navigare i lumi.
Dal letto dove sono disteso posso finalmente guardare le stelle.
Come siamo felici.
A metà del pranzo la mamma si è messa improvvisamente a piangere per la gioia,
nessuno era più capace di andare avanti a parlare.
Che da stasera la gente ricominci a essere buona?
Spari di gioia per le vie, finestre accese a sterminio, tutti sono diventati pazzi,
ridono, si abbracciano, i più duri tipi dicono strane parole dimenticate.
Felicità su tutto il mondo è pace!
Infatti quante cose orribili passate per sempre.
Non udremo più misteriosi schianti nella notte che gelano il sangue e al rombo ansimante dei motori le case non saranno mai più così immobili e nere.
Non arriveranno più piccoli biglietti colorati con sentenze fatali,
Non più al davanzale per ore, mesi, anni, aspettando lui che ritorni.
Non più le Moire lanciate sul mondo a prendere uno qua
uno là senza preavviso, e sentirle perennemente nell'aria, notte e dì,
capricciose tiranne.
Non più, non più, ecco tutto;
Dio come siamo felici.

(Dino Buzzati)



giovedì 26 marzo 2015

Intervista: I Caffè Culturali


Se volete leggere l'intervista ad Anna Bossi su I Caffè Culturali in cui si parla anche di Maestre allo sbaraglio cliccate QUI.

lunedì 9 marzo 2015

Rinascimente: la bella scuola possibile

Noi Maestre allo sbaraglio saremo presenti sia come insegnanti presentando esperienze didattiche ai tavoli di lavoro sia con il nostro libro.


 

martedì 30 dicembre 2014

L'anno bambino


Particolare della copertina di "Questa libertà", di Pierluigi Cappello
 
In questa poesia è racchiuso il sentire di noi educatori.
Felice anno nuovo.
 
Che cosa c’è dentro le vostre teste, bambini?
 
Che cosa c’è dentro le vostre teste, bambini?
Che cosa c’era dentro la mia?
Il sandalo sporcato nella polvere,
il passo leggero del lupo
il sasso che spacca la bottiglia
l’aria pulita nel cerchio delle pupille
nel declinare del sole
la figura di un biplano rampante,
che cosa c’era dentro la mia?
 
Sono qui, con voi, perché sia voce
la mia dentro le vostre
voce dimenticata
e l’assolata fantasia dei vostri anni
la forza che reclama da ogni radice il frutto
salvata intatta nel vostro guardare di uomini,
che cosa posso perché voi possiate,
che cosa posso io, a voi che tutto potete
a voi che guardate le cose che vi daranno lo sguardo
che cosa posso, bambini?

(Pierluigi Cappello)

lunedì 22 dicembre 2014

Elementare: BUON NATALE

Pierluigi Cappello
L'anno che sta per finire ha riservato a noi Maestre allo sbaraglio numerose indimenticabili esperienze. 
In particolare oggi ho ripensato alla presenza del nostro libro al Salone del Libro di Torino. Là assistemmo all'intervista di Massimo Gramellini alla signora Angela Staude Terzani, la quale annunciò che nell'anno corrente il premio intitolato a suo marito sarebbe stato assegnato ex aequo a Mohsin Hamid per "Come diventare ricchi sfondati nell'Asia emergente" e a Pierluigi Cappello per il memoir "Questa libertà". Quest'ultima notizia mi riempì di gioia, infatti lo avevo letto e apprezzato, tanto da averne fatto dono il Natale precedente a Margherita.
Pierluigi Cappello, uno dei maggiori poeti italiani, nel 2013 ha ricevuto dall'Università di Udine la laurea honoris causa in Scienze della Formazione Primaria. Lo scorso settembre è stato pubblicato il suo primo bellissimo libro di poesie per bambini: "Ogni goccia balla il tango", con le deliziose illustrazioni di Pia Valentinis.


A questo punto credo che oltre al mio anche il nostro destino di Maestre allo sbaraglio sia entrato in contatto con discrezione più volte con il suo di scrittore e poeta e mi pare naturale o, se preferite, elementare, come il vecchio nome della Scuola Primaria e come il titolo della raccolta di tutte le sue poesie: "Azzurro elementare", augurarvi buone feste rendendogli omaggio e allietandovi, spero, con una sua nota poesia, che rievoca gli abitanti di Chiusaforte (UD) dove trascorse la sua infanzia.
Consiglio vivamente la lettura delle sue opere, nelle quali le parole sembrano trovarsi esattamente al loro posto e combinandosi in modo in apparenza semplice ma rigoroso restituiscono la realtà circostante sotto una nuova luce e infondono forza e speranza.
Buon Natale.

Parole povere (clicca qui)

Uno, in piedi, conta gli spiccioli sul palmo
l'altro mette il portafoglio nero
nella tasca di dietro dei pantaloni da lavoro.

Una sarchia la terra magra di un orto in salita
la vestaglia a fiori tenui
la sottoveste che si vede quando si piega.

Uno impugna la motosega
e sa di segatura e stelle.

Uno rompe l'aria con il suo grido
perché un tronco gli ha schiacciato il braccio
ha fatto crack come un grosso ramo quando si è spezzato
e io c'ero, ero piccolino.

Uno cade dalla bicicletta legata
e quando si alza ha la manica della giacca strappata
e prova a rincorrerci.

Uno manda via i bambini e le cornacchie
con il fucile caricato a sale.

Uno pieno di muscoli e macchie sulla canottiera
Isolina portami un caffé, dice.

Uno bussa la mattina di Natale

con una scatola di scarpe sottobraccio
aprite, aprite. È arrivato lo zio, è arrivato
zitto zitto dalla Francia, dice, schiamazzando.


Una esce di casa coprendosi un occhio con il palmo
mentre con l'occhio scoperto piange.

Una ride e ha una grande finestra sui denti davanti
anche l'altra ride, ma non ha né finestre né denti davanti.

Una scrive su un involto da salumiere
sono stufa di stare nel mondo di qua, vado in quello di là.

Uno prepara un cartello
da mettere sulla sua catasta nel bosco
non toccarli fatica a farli, c'è scritto in vernice rossa.

Uno prepara una saponetta al tritolo
da mettere sotto la catasta e il cartello di prima
ma io non l'ho visto.

Una dà un calcio a un gatto
e perde la pantofola nel farlo.

Una perde la testa quando viene la sera
dopo una bottiglia di Vov.

Una ha la gobba grande
e trova sempre le monete per strada.

Uno è stato trovato
una notte freddissima d'inverno
le scarpe nella neve
i disegni della neve sul suo petto.

Uno dice qui la notte viene con le montagne all'improvviso
ma d'inverno è bello quando si confondono
l'alto con il basso, il bianco con il blu.

Uno con parole proprie
mette su lì per lì uno sciopero destinato alla disfatta
voi dicete sempre di livorare
ma non dicete mai di venir a tirar paga
ingegnere, ha detto. Ed è già
il ricordo di un ricordare.

Uno legge Topolino
gli piacciono i film di Tarzan e Stanlio e Ollio
e si è fatto in casa una canoa troppo grande
che non passa per la porta.

Uno l'ho ricordato adesso adesso
in questo fioco di luce premuta dal buio
ma non ricordo che faccia abbia.

Uno mi dice a questo punto bisogna mettere
la parola amen
perché questa sarebbe una preghiera, come l'hai fatta tu.

E io dico che mi piace la parola amen
perché sa di preghiera e di pioggia dentro la terra
e di pietà dentro il silenzio
ma io non la metterei la parola amen
perché non ho nessuna pietà di voi
perché ho soltanto i miei occhi nei vostri
e l'allegria dei vinti e una tristezza grande.


(Pierluigi Cappello)

                                                                                                     Francesca C.

AUGURI

Di Liliana Carone, illustratrice di Bari

Credo che il compito degli insegnanti sia quello di formare individui che vivono inseriti in un contesto che oggi come oggi ha una dimensione planetaria. Per questo il nostro ruolo e il nostro impegno sono, insieme, tanto gravosi quanto stimolanti.
Mi piace quindi condividere questa frase di Janez Potočnik (European Commission for the Environment) che trovo folgorante, quanto mai pertinente ai nostri tempi:
 
"If you think the economy is more important than the environment, try holding your breath while counting your money"
 
"Se tu pensi che l'economia sia più importante dell'ambiente cerca di trattenere il respiro mentre conti i tuoi soldi"
  
AUGURI A TUTTI
 
Anna Bossi

martedì 18 novembre 2014

Presentazione di Borgolavezzaro (No): spazio per scrivere ... ancora ...: CONTRIBUTO N°11

A Borgolavezzaro, durante la presentazione del libro, Gino Radice ex sindaco del luogo, ci ha omaggiato di un suo scritto avente per protagonista la giovanissima sorella: maestrina a Monticello. E’ con vero piacere che lo pubblichiamo nella sezione “Per scrivere ancora” rendendolo disponibile alla lettura di molte altre persone. Il contributo si conclude con le parole di Gramellini che anche a noi aveva a suo tempo espresso gradimento e stima per il lavoro svolto.

La maestrina di Monticello
 
"Maestra, mi son bela, mi son guardata ne lo specio".
"Tutte le bambine venete sono belle come le novaresi...."
Così inizia una pagina di diario della maestra Tonina.
Una delle primissime supplenze le era capitata a trequarti d'ora di bicicletta dal suo paese.
Giunta a Monticello nel cortile della scuola piena di bambini, le si avvicina il vecchio bidello e l'accompagna in classe.
"Da dove viene signorina?" "da Borgolavezzaro" "e com'è il suo nome?"
"Mi chiamo Radice".
Il vecchio bidello si ferma, la guarda e poi "Non è possibile, la mia maestra veniva da Borgolavezzaro e si chiamava Radice nei primi anni del 900".
"Oh! Sì era la mia zia Angiolina sorella di mio padre".
Il bidello mentre spolverava la cattedra conclude scuotendo la testa "Sono entrato in prima elementare con la maestra Radice e forse andrò in pensione con una maestra Radice".
Venne finalmente la nomina per un paesino di montagna ai piedi del monte Rosa; era il passaggio d'obbligo di tutte le insegnanti nelle sedi disagiate: una pluriclasse di bambini di pastori, boscaioli, contrabbandieri; le volevano bene come a una seconda mamma e dopo le lezioni andavano con la maestra a cogliere i primi fiori nei prati o a giocare nella sempre abbondante neve.
Lasciati a malincuore quei marmocchi, che tra l'altro in estate andava ancora a trovare, ebbe il trasferimento in città o meglio nella grande frazione di Torrion Quartara.
Qui per oltre trent'anni svolse la sua missione di educatrice.
Ambiente principalmente agricolo con l'allora numerosa manodopera arrivata dal Polesine e da altre zone povere. Qualche benestante e qualche professionista con villetta.
Un parroco attivissimo che è riuscito a costruire l'oratorio per i ragazzi dove la maestra collaborava assiduamente.
Non avendo famiglia riversava i suoi affetti e il lavoro alla mamma e alla scuola.
Appena una semplice licenza magistrale, un patrimonio di doti preziose, oggi forse sparite, che si chiamavano dedizione, pacatezza, rispetto della storia di ogni bambino con i suoi tempi di crescita e di apprendimento.
Dalle ultime pagine del suo ultimo diario.
Dopo molti anni che aveva lasciato la scuola le capitò un fatterello, tra i tanti, di conferma dell'affetto che si era guadagnata tra i ragazzi.
Si fermò a un distributore di benzina dell'alta provincia.
L'addetto svolge la funzione e poi guarda la cliente.
Allarga le braccia e "Ecco la mia maestra di Monticello", le stringe la mano e quasi rifiuta l'importo della benzina.
"Grazie maestra che ha saputo domarmi, ancora grazie".
Commosso la saluta con la mano mentre l'auto si allontana.
Mi torna in mente il bell'apprezzamento che il giornalista scrittore Gramellini fa di quell'esercito silenzioso delle maestre elementari della scuola pubblica italiana che hanno tirato su una nazione, con stipendi di fame, ma meritandosi qualcosa che molti potenti non avranno mai.
Il nostro rispetto e il nostro grazie.

                                                                                    "Da brevi racconti di memorie"
                                                              Di Gino Radice
 
Il Prof. Nerviani, presente all’incontro, è intervenuto con un ampio e articolato discorso intorno alla Scuola e ai maestri di ieri e di oggi. Ci ha onorate esprimendo il suo plauso per la serietà dimostrata non solo nel nostro lavoro, ma anche nella proposta di questo libro che con semplicità e linearità va a toccare i molteplici aspetti di un mestiere difficile e complesso perché rivolto alla formazione di cultura e coscienza civica nelle nuove generazioni. Al termine ha donato un libro di certo interesse e che noi abbiamo il piacere, ma anche il desiderio di proporre attraverso il nostro blog. Ha gentilmente aggiunto questa dedica: Ad Anna Bossi  con i complimenti per tutte le splendide cose che ha fatto insieme a tutti gli altri colleghi.
Grazie Prof. Enrico Nerviani e buona lettura a tutti!
 
 
Album fotografico