sabato 8 aprile 2017

Tutta un'altra scuola

Tutto è partito da qui:
1.       L’asilo nido di Gabriele è filo Montessoriano: non è certificato e riconosciuto ufficialmente in quanto solo una delle educatrici/titolari ha fatto il corso ed è certificata.
2.       La lettura del libro “Un’altra scuola è possibile?” di Sonia Colucelli – Il Leone Verde Edizioni
Grazie al libro della Colucelli – che tratta anche delle scuole Montessoriane – ho scoperto la rete delle scuole Senza Zaino che a mio avviso in parte sposano la pedagogia Montessoriana e che mi hanno colpito subito in maniera positiva.

Il messaggio da parte di entrambi è chiaro:
·         Se diamo agli alunni la possibilità di imparare facendo, collaborando con i compagni nella libertà dell’apprendimento, senza paura di un errore che invece di un’opportunità diventa giudizio di valore, ecco che svegliamo dentro di loro le risorse, le energie che certamente non mancano, ma che attendono soltanto la scintilla giusta per accendersi
·         Bambini tranquilli concentrati a fare lavori di tutti i tipi in un ambiente accogliente, con adulti presenti ma non ingombranti, senza urla di educatrici o bambini, senza troppi stimoli decisi dalle maestre ma pieno di risposte per qualsiasi domanda di qualunque bambino. Un cortile dove, senza paura dei rischi e delle cadute, i bambini giocano e corrono. Imparando a essere rispettati ed a rispettare. Un ambiente ricco di proposte ma non competitivo che alimenta gli interessi dei bambini, dove lo scambio tra bambini anche più grandi o più piccoli aiuti a imparare ma anche ad alimentare l’interesse per gli altri, a chiedere ma anche ad aiutare i compagni in difficoltà, a prendersi cura delle cose comuni
Dalla Montessori:
Ritengo fondamentale che per imparare non sia sufficiente apprendere delle nozioni, ma sia necessario fare, collaborare, sperimentare e poter sbagliare. Perché non dare a  Gabriele ed a tutte le nuove generazioni un sistema scolastico che li sappia coinvolgere, che non li costringa nei banchi ad ascoltare un adulto o a rigirarsi tar le mani fotocopie di presunte attività didattiche?
Imparare=esperienza  Quindi se imparare è innanzitutto un’esperienza è necessario che le scuole siano impostate su situazioni di coinvolgimento concreto, attivo, diretto.  Il bambino per imparare ha necessità di sintonizzarsi con il mondo reale, ha bisogno di afre e di scoprire attraverso i suoi sensi.
L’errore: componente essenziale dell’apprendimento. Si impara anche  attraverso l’errore e la ripetizione dell’errore, fino a raggiungere una vera e propria competenza.  Lo studente deve essere messo nella condizione di riconoscere i propri errori per poterli correggere.
Gli adulti devono sostenere senza invadere od opprimere ma dando la possibilità ai bambini di esprimersi creando l’ambiente e le connessioni metodologiche adeguate. Ovvero aiutare in maniera indiretta piuttosto che indicargli continuamente quello che è giusto e quello che è sbagliato, quello che deve fare e quello che non deve fare.
Punizioni, cattedre, voti e banchi rigidi: non previsti.  Idea della Comunità di apprendimento che non pretende di ottenere risultati da continue valutazioni che interrompono ed interferiscono sul naturale processo di conoscenza.
In sintesi: il processo educativo deve mirare a promuovere le potenzialità individuali offrendo al bambino stimoli e compiti d’apprendimento adeguati ai suoi bisogni. Per far questo è necessario realizzare un ambiente di apprendimento che ponga gli allievi nella condizione di imparare ad imparare, fornendo loro gli strumenti per la costruzione della propria autonomia.

Dalla rete delle scuole Senza Zaino: www.senzazaino.it




1.       No Zaino ma una valigetta per i compiti a casa
·         Gesto concreto e simbolico

2.       Ambienti ben organizzati
·         Vari linguaggi utilizzati sia dagli studenti che dagli insegnati. Del corpo e della mimica, musicale ed iconico, manipolativo ed immaginifico, digitale e teatrale per l’insegnante e di conseguenza gli alunni lavorano con carta e penna, ma anche con legno, cartone, creta, sabbia, tessuti, colori, ferro, materiali da riciclare. Studiano sui libri e tuttavia maneggiano provette, fanno esperimenti scientifici e nel contempo osservano la natura.

3.       Approccio Globale al Curricolo (Global Curriculum Approach), ovvero:
·         Autonomia degli alunni che genera competenza
·         Problem-solving che alimenta la costruzione del sapere
·         Attenzione ai sensi ed al corpo che sviluppa la persona intera
·         Diversificazione dell’insegnamento che ospita le intelligenze, le potenzialità, le differenze
·         Co-progettazione che rende responsabili docenti ed alunni
·         Cooperazione tra docenti che alimenta la formazione continua e le comunità di pratiche
·         Diversi strumenti didattici che stimolano vari stili e metodi di insegnamento
·         Attenzione agli spazi che rende autonomi gli alunni
·         Partecipazione dei genitori che sostiene l’impegno della scuola
·         Valutazione autentica che incoraggia i processi

TRE Valori su cui si basa il concetto della scuola senza zaino:

RESPONSABILITA’: gli studenti si assumono la responsabilità del oloro apprendimento. Costruttivismo: ovvero il sapere non si trasmette passivamente ma è frutto dell’azione responsabile del soggetto
·         Incontro a inizio mattina in modo tale che ognuno sa cosa fare
·         Voce bassa
·         Si scelgono le attività insieme
·         Ogni alunno ha il suo portfolio periodico: ciascuno è consapevole dei propri obiettivi
·         Motivati a studiare: materie come occasione per sviluppare competenze
·         Responsabilità a tenere in ordine armadi e struttura didattica
·         Insegnate: organizza le classi in modo tale che gli alunni siano autonomi
COMUNITA’: l’apprendimento avviene nella relazione
·         Nello stesso momento attività diverse
·         Assemblea dove si prendono decisioni importanti (si sviluppa il senso di cittadinanza)
·         Comunità anche per gli insegnati. Ci si focalizza sul miglioramento didattico delle classi e se un collega è in difficoltà viene supportato adeguatamente attraverso lo scambio di pratiche ed idee per cui si cresce professionalmente insieme.
·         Coinvolgimento dei genitori visti anche come partecipi nell’attività didattica
OSPITALITA’:  non c’è la cattedra davanti ai banchi ma spazi divisi da mobilio.
·         Area dei tavoli per il lavoro di gruppo
·         Aree dedicate ai laboratori
·         Area attrezzata con due computer
·         LIM nell’agorà
·         Nelle classi materiali didattici, schede di lavoro, cartellonistica e segnali
·         Ospitalità vuol dire non solo costruire ambienti belli ed amichevoli, ma anche accogliere le diversità, far sì che ciascuno diventi responsabile per i propri e gli altrui talenti, originalità, bisogni e in generale per il percorso di crescita e di apprendimento.
·         Conoscere il mondo=renderlo a noi comprensibile, trasformarlo, umanizzarlo per farlo diventare appunto ospitale

Altre piacevoli scoperte…..

Movimento della Avanguardie Educative (un’iniziativa dell’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa, il più antico ente del MIUR. www.indire.it/progetto/avanguardie-educative

·         Metodologie fondamentali: oggi scuola fatta per insegnare e non apprendere. Se si vuole insegnare si crea un’aula con una lavagna. Se la priorità è l’apprendimento dei ragazzi, bisognerà costruire un laboratorio, perché si impara soprattutto con la pratica
·         Analizza le migliori innovazioni già in atto nelle singole scuole, anche quelle che andavano a cambiare profondamente il modello tradizionale basato sulla lezione frontale, per poi cercare di diffonderle nell’intero sistema scolastico
·         12 pratiche per riformare la scuola:
o   Spazio flessibile
o   Aule laboratorio disciplinari
o   Bocciato con credito
o   Compattazione del calendario scolastico
o   Debate (argomentare e dibattere)
o   Didattica per scenari
o   Flipped calssroom
o   Ict Lab
o   Integrazione cdd/libri di testo
o   Spaced learning
o   Teal (tecnologie per l’apprendimento attivo)
o   Dentro/fuori la scuola

La valutazione dialogica al posto del voto numerico
·         Voto numerico: funzione distruttiva in quanto fonte di ansia per l’immagine di sé che contribuisce a creare, nel bene e nel male. Spesso merce di scambio per la famiglia; elemento di competizione e non sempre rappresenta autenticamente le capacità e le competenze dell’alunno.
·         Valutazione numerica inadatta a valutare la complessità dei bambini e dei ragazzi
·         Alternativa: la valutazione dialogica. Di cos’hanno bisogno i bambini: attenzione, cura, parole, visione. Ovvero dialogo. Quindi: serie di comunicazioni scritte dettagliate, sia per le prove svolte durante l’anno che in generale il percorso di apprendimento.
·         Gli insegnanti si rivolgono agli alunni per quello che sono, persone in crescita, con momenti positivi e di crisi. Analizzare quanto svolto correttamente e ciò su cui è necessario ancora concentrare l’attenzione e offrire infine una serie di indicazioni per migliorare il metodo, affrontare le difficoltà, coltivare gli interessi
·         Errore: strumento e non un problema


Il vocabolario è stato compagno di generazioni di studenti, ma oggi rischia di andare in pensione per via di internet. È un bene? È vero, faccio molto prima a ricercare un lemma in rete: basta un click e arrivo subito al risultato. Dunque, in questo senso, tanta fatica risparmiata per la nostra ricerca di cosa significa "abaco" e da dove viene il termine "pagano". Ma è sicuro che i vocabolari (in particolare i dizionari) fossero fatti solo per cercare il significato delle parole? Certo, quello è il loro scopo, ma forse c'era qualcosa di più, c'era il valore della ricerca e il piacere della scoperta: muoversi fra le migliaia di parole in centinaia di pagine e, intanto, scorrere altri nomi che suscitano la nostra immaginazione. Era un viaggio, un bel viaggio nel mondo di quanto gli uomini hanno inventato per nominare gli oggetti e le azioni. Mentre cerco "monade" mi imbatto in "monaco" o "monarca", per un attimo mi soffermo a pensare e poi proseguo, e, quando sono arrivato alla definizione che cercavo, ho compiuto un brevissimo, ma dignitosissimo percorso di crescita.
Niente di tutto questo sul web: si arriva subito alla parola e stop. Forse i processi cognitivi stanno cambiando e la conoscenza, nel futuro, sarà fatta solo così: per collegamenti orizzontali che non hanno bisogno di approfondimenti, ma solo di capacità mnemonica di trattenere a mente gli indirizzi dei piani del sapere. In ogni caso questa memoria non sarà più nel cervello delle persone, ma negli hard-disk delle macchine. Così è disponibile sempre, in teoria, ma è difficile che venga riesumata. E il valore dell'itinerario cognitivo è stravolto. O scomparso.
Non mi nascondo dietro un dito: la rete è imbattibile per sapere al volo che tempo farà in Patagonia meridionale fra mezz'ora. Ma fa perdere quel tempo che pensavi di guadagnare, e può essere diseducativa, per conoscere la poetica di Jacques Prévert o le ragioni del fascismo. Ed è piùfaticosa e, in definitiva, se cerchi autorevolezza e completezza, quasi più lenta della ricerca sui libri. Ecco perché qualcuno ha già affermato che internet non ci rende affatto più colti o più intelligenti, ma, probabilmente, solo e soltanto più stupidi. È un assaggio rapido e distratto di molti saperi organizzati su piani orizzontali, senza alcun approfondimento verticale. Al suo cospetto, il libro suscita un pensiero molto più profondo e creativo (anche quando fosse digitale).
E non è che questo porti i vantaggi che ci si aspettava, neanche a scuola. Uno studio Ocse (2014) metteva in luce quello che già potevamo sospettare: l'uso delle tecnologie non favorisce la didattica né l'apprendimento. Dove si usa internet durante le lezioni i risultati sono addirittura deludenti rispetto a dove non si usa. Insomma i tablet per uso didattico sono, in buona sostanza, armi didistrazione di massa e, mentre un libro lo sanno usare tutti, un pc magari ancora no. Qualche volta è una fortuna.
                                                                                                 Maria Giovanna Grandi


CHE NOSTALGIA!!

Quando ripenso agli anni passati alle scuole elementari non posso fare a
meno di provare un sentimento misto tra felicità e nostalgia.
I 5 anni passati tra i banchi e le mura della scuola elementare di Galliate
sono stati speciali.
Ho avuto la fortuna di avere al mio fianco 2, anzi 3, maestre eccezionali
che han fatto sì che ancora oggi, all'età di 33 anni, abbia scolpito nella
mia mente dei bellissimi ricordi, di momenti felici passati a svolgere
divertenti attività, ad imparare nuove cose e, soprattutto, a condividere
tutto ciò con persone ed amici unici.
L'esperienza della scuola elementare è stata per me davvero unica ed è
per questo motivo che il pensiero mi fa essere felice, ma anche
nostalgica, perchè so che quei bellissimi anni non torneranno.
Oggi sono mamma di una bimba di 7 mesi e spero con tutto il cuore che
anche lei, quando sarà il momento, possa avere la fortuna di trovare
delle maestre eccezionali come lo sono state le mie, che le insegnino con
passione e l'aiutino a crescere e ad a)rontare la vita.
Non ne ho mai avuto l'occasione prima e quindi ne approfitto adesso per
dire un enorme GRAZIE alle mie maestre Rosalba, Giovanna e Giovanna,
per tutto quello che hanno saputo darmi e insegnarmi, sia a livello
educativo, ma soprattutto a livello umano.



                                                                                      Federica Gallina

“ELFe A SCUOLA”

Quando si parla di scuola spesso si pensa solo alla parte educativa e “formale”
che essa rappresenta. Questo non è il nostro caso...
Noi siamo Elena e Federica, in arte le “ElFe in gioco”, e ci occupiamo di far
divertire e giocare i bambini, nell'ambito delle attività proposte durante i servizi
che diamo alle famiglie, come i centri vacanza e il doposcuola.
Attraverso il gioco e la creatività, cerchiamo di dare la possibilità ai bambini di
mettersi in discussione e di confrontarsi tra loro, ma anche con se stessi, così
da poter crescere sereni e sviluppare competenze e capacità.
La sede in cui svolgiamo le attività è la nostra ludoteca, ma è ormai da alcuni
anni che cooperiamo e collaboriamo con la scuola, e ciò è per noi di
fondamentale importanza poiché ci o&re l'opportunità di operare al meglio coi
bambini, creando un ponte tra lo scolastico e l'extrascolastico ed aiutandoci a
mantenere uno standard qualitativo significativo.
Nel corso di quest'anno scolastico, abbiamo attivato con la scuola elementare
un progetto educativo dove coinvolgiamo bambini e docenti, nella realizzazione
di un cortometraggio: partendo dalla stesura della trama, )no ad arrivare al
compimento di un piccolo )lm, i bambini, a+ancati dai loro insegnanti, sono i
protagonisti, i registi e gli scenogra) delle idee da loro proposte.
I lavori ultimati verranno poi proiettati durante la festa della scuola.
Questo è un modo per dare l'opportunità ai bambini di sperimentarsi e mettersi
in gioco, in maniera divertente e coinvolgente, ed è stato possibile attuare il
progetto grazie alla sinergia e alla collaborazione con la scuola e i suoi
insegnanti, che sono i pilastri portanti per il sostegno della crescita qualitativa
dei bambini.
Speriamo che progetti come questo possano realizzarsi anche in futuro, e ciò
sarà possibile se continueranno ad esserci insegnanti, come quelli di oggi, pieni
di passione e di voglia di fare, che sappiano trasmettere questi valori ai “loro
bambini.
                                                              
                        Elena e Federica – ElFe in gioco


INTERVENTO NIDO MILLECOLORI AL CONVEGNO “MAESTRE ALLO SBARAGLIO”

Ringraziamo gli organizzatori di questa giornata perché ci viene offerta la possibilità di parlare di educazione, di ribadirne il valore, di riportare l’interesse all’infanzia proprio in un momento storico in cui i servizi, in particolare quelli rivolti alla prima infanzia, sono messi in discussione sia sul piano economico che su quello culturale.
Il titolo del nostro intervento prende spunto da un bellissimo proverbio africano che recita “Per crescere un bambino ci vuole un villaggio”.
Questo è un po’ lo spirito che muove il nostro operare.
L’educazione, di cui noi in prima persona ci occupiamo nei servizi, è un valore imprescindibile di ogni società, è diritto per tutti, è bene comune che diventa perciò responsabilità per tutti.
Certo educatori ed insegnanti, certo genitori e nonni, ma anche amministratori, coloro che operano nel settore socio sanitario, nel mondo dell’associazionismo…
Per crescere un bambino ci vuole davvero un villaggio… ci siamo tutti… siamo tutti coinvolti.

 

Per questo  pensiamo sia  fondamentale lavorare sui nostri  territori creando  un lavoro di rete tra quanti si occupano di infanzia (famiglie, nidi, spazi famiglia, scuole dell’infanzia, servizi soci-sanitari, amministrazioni locali, associazionismo …) perché sempre più si possa qualificare l’offerta ed esplorare nuove strade e nuove risposte all’emergere dei nuovi bisogni .
Molti sono i  fattori che determinano l’emergere delle istanze delle famiglie d’oggi:  quali i tempi di vita e di lavoro forzati e poco rispettosi dei bisogni di relazione e di cura, la condizione di isolamento in cui molte famiglie vivono e crescono i propri figli, i contraddittori e confusi modelli educativi e relazionali a cui far riferimento.
Tutto ciò  porta ad un sempre maggior senso di inadeguatezza e disorientamento dei nuovi genitori che  richiedono accanto alle più tradizionali risposte legate all’organizzazione familiare (nidi, baby parking, micro nidi, nidi in famiglia…), un sostegno per affrontare le dinamiche relazionali nella cura e nella crescita del propri figli.

 


Il nostro nido, presente a Galliate da quasi quarant’anni, offre attualmente una capienza di 54 posti. Il personale educativo è composto da 9 educatrici a tempo pieno, 1 educatrice di sostegno a tempo parziale e 1 educatrice in parte impegnata sul nido e in parte dedicata ai progetti sul territorio unitamente ad un’attività di coordinamento con gli altri nidi privati convenzionati del paese.

Il progetto educativo del nido Millecolori si basa su alcuni presupposti quali un’idea di bambino competente, attivo, costruttore del proprio processo di crescita che si sviluppa con tempi e ritmi individuali e un’idea di servizio inteso come contesto relazionale in cui adulti e bambini vivono significative esperienze e in grado di generare pensieri, opportunità educative e saperi che contribuiscono a sviluppare la cultura dell’infanzia.


Il bambino è al centro della progettazione educativa caratterizzata dal rispetto dell’individualità e specificità di ogni singolo e dalla ricerca di una condivisione con le famiglie della responsabilità educativa.
Il nido è dunque un servizio sostenuto da un pensiero costante e un’organizzazione che si realizza attraverso l’attenzione alla cura quotidiana della persona e dell’ambiente (inteso come spazi, materiali, arredi, tempi …).
  

 

Gli obiettivi e le finalità che ispirano le scelte e le pratiche in atto da anni nel nostro nido comunale e che si sono evolute nel tempo hanno come idea di fondo che accogliere i bambini nei servizi vuol dire accoglierli con le loro famiglie e con la cultura di cui essi sono portatori.
Quindi l’ attenzione all’individualità del bambino passa necessariamente attraverso “un’alleanza”  educativa con la sua famiglia.

Queste finalità sono ricercate  e sperimentate anche nei servizi complementari al nido come il nido aperto e il giardino aperto, nei quali sono compresenti genitori e bambini.
Il nido aperto infatti è spazio di incontro  e di gioco rivolto a famiglie non utenti del nido attivo da ottobre a maggio 3 pomeriggi la settimana.
Al nido aperto  i bambini hanno l’opportunità di frequentare piccoli  gruppi di coetanei  in modo stabile e continuativo, hanno la possibilità di sperimentare, in uno spazio pensato a loro misura, materiali e attività ludiche. I genitori  o gli adulti che li accompagnano possono giocare con il proprio bambino  in uno spazio diverso da quello di casa, hanno l’occasione di trovarsi  e confrontarsi con altri adulti che vivono l’esperienza di cura e di crescita dei figli.
In questi ultimi anni il Nido Aperto coinvolge circa 40 famiglie ogni anno .
Nei mesi di giugno e luglio questa esperienza si può vivere nel  giardino aperto. Le famiglie con bambini da 0 a tre anni possono utilizzare l’area verde del nido come spazio di incontro e di gioco.
Nido aperto e giardino aperto sono dunque luoghi in cui si può “costruire” educazione valorizzando le  “contaminazioni” tra culture diverse e sistemi familiari diversi.
La formazione che accompagna ogni anno il lavoro educativo, rappresenta sicuramente un aspetto fondamentale perché i servizi rimangano “vivi” rinnovando e sostenendo la passione di chi opera nel campo dell’educazione.
E’ proprio la passione, sostenuta dalla professionalità, che ci permette di allontanare il rischio di cadere nell’abitudine nelle pratiche educative e di rimettersi costantemente in discussione come servizi.
E’ ancora la passione che ci consente di cercare nuove strade con un atteggiamento di ricerca per rispondere davvero ai bisogni emergenti.


Questo è quello che abbiamo pensato stendendo il progetto regionale promosso dal Fondo Nazionale per le Politiche  per la famiglia a sostegno della genitorialità , finanziato dalla Regione Piemonte.
Tale progetto,Per crescere un bambino ci vuole un villaggio” recentemente conclusosi, ha visto coinvolti molti partners  (nidi, scuole dell’infanzia, asl, Cisa, associazioni…) , ha preso avvio nel marzo 2015 e si è concluso nel dicembre scorso.
Grazie al grande lavoro in rete sono state avviate numerose attività  che hanno visto la compresenza di adulti e bambini: laboratori in cui le varie proposte (musica, teatro,  lettura, yoga, di massaggio neonatale, attività creative)  diventavano strumento e sostegno alle relazioni tra genitori e figli.
Molte sono state le attività specifiche di informazione e di  formazione rivolte agli adulti, ( genitori, ma anche operatori  come educatori, insegnati, volontari…) .La  Croce Rossa ha organizzato  incontri formativi ed operativi sul pronto soccorso pediatrico.
Molteplici anche le occasioni di incontri a sostegno della genitorialità, specificamente rivolte ai genitori, sia come consulenza individuale (sportello psicologico), che come percorsi formativi ad opera di psicologhe, che come gruppi di promozione delle competenze genitoriali.
Sono stati attivati inoltre percorsi specificamente rivolti ai bambini durante l’orario scolastico e poi condivisi con le famiglie in orario pomeridiano.

C’è stata, insomma, una maggiore apertura dei servizi verso le famiglie che si sono sentite accolte e sostenute nel loro compito educativo e di cura nei confronti dei propri figli.
Lo Spazio mamma e bambino  per le neo mamme presso l’asl  ad esempio,ha potenziato le proprie attività, le scuole dell’infanzia hanno aperto le porte alle famiglie con la realizzazione dei vari laboratori e per uno sportello psicologico, i nidi privati hanno ospitato i diversi momenti di riflessione, il nido comunale ha potenziato gli spazi di compresenza genitori e figli (come il nido e giardino aperto) attivando tra l’altro l’interessante esperienza del “Al nido insieme” i sabato mattina con un’ attenzione all’accoglienza anche di famiglie italiane e straniere  non frequentanti i nidi, 
Vogliamo infine  concludere ribadendo  che,  in un momento così difficile per il paese e per i servizi,  la scelta del lavoro di rete, condiviso con il tessuto del nostro territorio  è davvero il …modo-strumento…per  costruire una “comunità educante” attorno ai bambini e alle loro famiglie.
Il nostro auspicio è che la rete che si è venuta a potenziare, la connessione tra servizi che esiste sul nostro territorio, potrà solo diventare più forte e con maglie più strette per accompagnare i più piccoli abitanti del nostro comune a diventare gli adulti di domani.


Progetto “Per crescere un bambino ci vuole un villaggio”:
PIAZZA DELLE MERAVIGLIE
2 ottobre 2016

Asilo nido Millecolori Galliate


Vi ricordate?

Una domenica speciale dedicata ai più piccoli abitanti del “villaggio” di Galliate; la piazza del castello si è trasformata in una grande area gioco per bambini e famiglie da 0 a 99 anni!
Con il contributo di tanti si è venuta a creare un’atmosfera davvero molto particolare, a misura di bambino … ma anche di mamma e di papà!
Croce Rossa Italiana ha allestito “Crocerossopoli”, con al suo interno una Clinica del pelouches (ogni bimbo è invitato a portare il suo peluches), truccabimbi e clown, sculture di palloncini.
Giochi per bimbi e genitori sono stati organizzati in collaborazione con la scuola materna dell’asilo infantile.
Un’altra zona speciale è stata dedicata ai giochi di una volta. In particolare giochi in legno, macchine a pedali e grilli. Giocolieri, trampolieri e mascotte si sono aggirati tra gli spazi della festa.
Ed ancora spettacoli di magia ed illusionismo, bolle giganti; piccole magie e bolle di sapone itineranti.
Un’area  è stata dedicata a lettura e musica, a cura della Biblioteca ed una ai bimbi più piccoli (0-3 anni) con laboratori a cura dei nidi di Galliate.

Nell’ambito del progetto “Per crescere un bambino ci vuole un villaggio”, attivo sul territorio per circa un anno e mezzo e finanziato da Regione Piemonte, si sono riunite le forze di tutti i partner coinvolti per organizzare questa giornata.


………Abbiamo voluto ricordare questa giornata di festa, questo evento, perché lo spirito che ha animato il progetto ed il nostro lavoro in questi anni è stato quello dell’operare in rete sul territorio, con la convinzione che è il bambino intero che dobbiamo avere presente.
Il bambino intero nella sua famiglia che pian piano cresce insieme al bambino; famiglia nella quale pian piano si impara l’arte di diventar genitore, trovando spazi di sostegno e di confronto nel “villaggio” di cui tutti noi facciamo parte.
Il bambino intero, fatto di corpo (di occhi, di bocca che è prima strumento di esplorazione del mondo, poi strumento  che esprime  lallazioni e poi parole; fatto di mani, di piedi, di piccoli passi, poi di corse…),
Il bambino intero fatto di cervello e connessioni neuronali; 
l bambino intero fatto di emozioni,  che prima deve imparare a conoscere e dipanare, poi a “controllare”.
Il bambino intero, autocostruttore del suo percorso di crescita, che è individuale e che noi adulti attenti possiamo accompagnare.

   

Vorremmo concludere con una poesia di Loris Malaguzzi:

                                                                                                                        
                                                  

“A volte un gioco rende più facile il nostro lavoro”/Bruno Munari “IL gioco è una cosa seria”


Cara Anna
“A volte un gioco rende più facile il nostro lavoro”  capitolo “Farsi le ossa”…

Descrissi il mio anno di prova  , anno 2002…su “Maestre alo sbaraglio” ma ho scoperto dal 2002 ad oggi che a farsi le ossa non c’ è una fine! Sono sempre stata  una maestra che mette in discussione il suo operato con umiltà  e fiducia, sempre grata per le occasioni di crescita ricevute dagli alunni, lezioni di vita.

Negli anni ho cercato di trasmettere educazione e istruzione mediante le discipline non verbali e il gioco partendo dal principio di Bruno Munari  “Il gioco è una cosa seria”  .

Questo flusso oggi mi ha portata  in una direzione di Scuola primaria montessoriana presso il Convitto Carlo Alberto che mi  rimanda ad una prospettiva  in cui ogni bambino  segue la sua via. Tutte le mattine inizio con una “Grande lezione “di beve durata  a tutta la classe  per la presentazione di un materiale nuovo  da inserire in ambiente  per poter così offrire la possibilità al bambino di scegliere ciò di cui è interessato: LIBERA SCELTA. Questa è la novità che mi piace e che affascina principalmente l’ approccio a questa metodologia che ha radici montessoriane ma che in una scuola statale primaria regala la possibilità di far nascere da queste radici NUOVI RAMI.

Con affetto

Maestra allo sbaraglio che significa per me

“Mettersi in gioco”

                                                                                                         Melissa Simone

Bellissimi ricordi

Sono nata in Marocco. Quando sono arrivata in Italia all'età di 5 anni mi sono trovata di fronte ad una realtà che non avevo mai immaginato esistesse. 
Persa, disorientata e quasi muta ho riscontrato molte difficoltà: dagli amici alla lingua italiana, dall'ambiente a me estraneo agli sconosciuti che mi circondavano..
Nei primi mesi di scuola mi sentivo diversa dagli altri, ero convinta che i miei compagni avessero qualcosa che a me mancava e ciò era per me una conferma del fatto di essere la 'pecora nera' del gruppo. 
Ma dopo poco tempo mi sono integrata con la classe, inizio a sentirmi finalmente membro di un insieme. 
Ho avuto anche la fortuna di essere stata l'alunna di due maestre speciali che mi sono sempre state vicine e che non smetterò mai di ringraziare.
Ho dei bellissimi ricordi della scuola primaria e dell'infanzia e grazie ad essi sono riuscita a crearmi una vita al di fuori della mura domestiche ed ora mi sento a casa mia qui in Italia e straniera nel mio Paese d'origine.


                                                                                                          Zineb Wallam