Ilse Weber ha 39 anni quando nel 1942 viene deportata nel campo di Theresienstadt, assieme al marito Willi e al figlio più piccolo Tomas. E’ un’autrice ceca affermata di storie per l’infanzia: quando arriva al campo, chiede di essere impiegata nel reparto dell’infermeria dove curano i bambini. Durante la prigionia Ilse scrive sessanta poesie, testi di canzoni e filastrocche per intrattenere i suoi piccoli pazienti. Poi arriva anche per loro il treno che li porta ad Auschwitz.
“È vero che possiamo fare la doccia dopo il viaggio?”. È la domanda che Ilse arrivando a Auschwitz pone a un detenuto che l’aveva riconosciuta. L’uomo non se la sente di mentire e risponde: ”No, queste non sono docce, sono camera a gas. Ti do un consiglio. Entraci cantando con i bambini, ma più in fretta che puoi. Siediti con loro per terra e continuate a cantare. Canta con loro come hai fatto tante volte. Così inalerete il gas più velocemente, altrimenti morirete schiacciati dagli altri quando scoppierà il panico”. Ilse sul quel treno c’era salita volontariamente, per non lasciare soli i “suoi” bambini. Adesso non ha altra scelta che far intonare loro Wiegala la ninna nanna che tante volte avevano cantato insieme. Ilse e i suoi bambini muoiono il 6 ottobre 1944. Il marito Willi, nel tentativo di salvare almeno le opere della moglie,le aveva sotterrate accanto al capanno degli attrezzi nella speranza che qualcuno possa un giorno trovarle. Quello che non si aspettava, era di essere lui stesso a sopravvivere all'Olocausto e a recuperare le opere scritte della sua Ilse.
Wiegala, wiegala, weier, der Wind spielt auf der Leier. Er spielt so süß im grünen Ried, die Nachtigall, die singt ihr Lied. Wiegala, wiegala, werne, der Mond ist die Laterne, er steht am dunklen Himmelszelt und schaut hernieder auf die Welt. Wiegala, wiegala, wille, wie ist die Welt so stille. Es stört kein Laut die süße Ruh, schlaf, mein Kindchen, schlaf auch du.
Fai ninna, fai nanna, mio bimbo, lo sento risuona la lira al soffiare del vento, nel verde canneto risponde l’assolo del canto dolce dell’usignuolo. Fai ninna, fai nanna, mio bimbo, lo sento risuona la lira al soffio del vento. Fai ninna, fai nanna, gioia materna, la luna è come una grande lanterna, Sospesa in alto nel cielo profondo volge il suo sguardo dovunque nel mondo. Fai ninna, fai nanna, gioia materna, la luna è come una grande lanterna. Fai ninna, fai nanna, sereno riposa dovunque la notte si fa silenziosa! Tutto è quieto, non c’è più rumore, mio dolce bambino, per farti dormire. Fai ninna, fai nanna, sereno riposa dovunque la notte si fa silenziosa!
A Dublino, nel 1904, in una serata del periodo natalizio, si svolge la tradizionale festa che tre signorine della buona borghesia, due anziane
sorelle, Kate e Julia Morkan, e la loro nipote Mary Jane, offrono ogni anno per
amici e parenti. Si fa musica, si balla
e si partecipa ad un ottimo pranzo, preparato completamente dalle padrone di
casa. Gabriel Conroy, nipote prediletto
delle signorine Morkan, e sua moglie
Gretta sono gli ospiti principali e aiutano a ricevere gli invitati. Soprattutto è
insostituibile Gabriel, incaricato dalle zie di svolgere compiti delicati, come sorvegliare
Freddy Malins, un caro amico troppo spesso ubriaco, o tagliare al momento opportuno
l’oca arrosto e, infine, pronunciare il
discorsetto ufficiale. La conversazione tra gli ospiti è vivace e si parla molto di musica e di religione. C’è anche un noto tenore fra gli invitati, Bartell D’Arcy, ma sembra non voglia esibirsi,
mentre la vecchia zia Julia, con voce molto flebile, canta una celebre aria in
modo patetico. Tutti lodano l’ospitalità squisita delle tre signorine e il
successo della festa. Poi viene l’ora di andare via: Gabriel e Gretta sono
rimasti fra gli ultimi e, poiché abitano lontano, per quella notte andranno
in albergo. Il marito è già pronto ad
uscire e aspetta all’ingresso la moglie, ma la vede fermarsi sulla scala
all’improvviso, a poca distanza da lui: in quel momento il tenore D’Arcy, in
una stanza al piano di sopra, ha
iniziato a cantare una vecchia e triste canzone irlandese, The Lass of Aughrim, e Gabriel scorge
chiaramente che, ascoltandola, Gretta è commossa fino alle lacrime.
Successivamente i due coniugi
raggiungono in carrozza l’albergo, mentre nevica abbondantemente.
"Un picchiettare sommesso sui vetri lo fece voltare verso la finestra: aveva ricominciato a nevicare. Osservò assonnato i fiocchi neri e argentei che cadevano obliqui contro il lampione. Era giunto il momento di mettersi in viaggio verso occidente. Sì, i giornali dicevano il vero: c'era neve dappertutto in Irlanda. Cadeva ovunque nella buia pianura centrale, sulle nude colline; cadeva soffice sulla palude di Allen e più a ovest sulle nere, tumultuose onde dello Shannon. Cadeva in ogni canto del cimitero deserto, lassù sulla collina dove era sepolto Michael Furey. S'ammucchiava alta sulle croci contorte, sulle pietre tombali, sulle punte del cancello, sugli spogli roveti. E la sua anima gli svanì adagio adagio nel sonno mentre udiva lieve cadere la neve sull'universo, e cadere lieve come la discesa della loro estrema fine sui vivi e sui morti."
(Dal racconto I morti, tratto da Gente di Dublino di James Joyce)
Nel Fossato del Castello parte TUTTI GIÙ PER TERRA - educare alla selvatichezza per bambini al naturale -, progetto pilota partito a Galliate con Legambiente e Associazione Genitori, con laboratori all'aperto per le classi di NIDO, INFANZIA, PRIMARIA. Temi: acqua, aria, terra, fuoco ... quanto c'è da scoprire giocando!
Paracadutista della Folgore con una bandiera tricolore di 400
metri quadrati atterra su via dei Fori Imperiali a Roma durante la sfilata del 2 giugno 2018