mercoledì 24 aprile 2019

25 aprile 1945 / 25 aprile 2019



Enne 2 è capitano dei GAP (Gruppi di Azione Patriottica) a Milano e organizza un'irruzione partigiana durante una seduta del Tribunale tedesco.
Enne 2 e Berta, la donna di cui è innamorato, si incontrano la mattina successiva e assistono a una scena mostruosa: riversi sul marciapiede a largo Augusto ci sono i corpi senza vita di alcuni civili uccisi per rappresaglia dai tedeschi. Tra questi anche una bambina, un vecchio e due quindicenni.

“Vero, disse il Gracco. Egli lo sapeva, e i morti glielo dicevano. Chi aveva colpito non poteva colpire di più nel segno. In una bambina e in un vecchio, in due ragazzi di quindici anni, in una donna, in un'altra donna: questo era il modo migliore di colpir l'uomo. Colpirlo dove l'uomo era più debole, dove aveva l'infanzia, dove aveva la vecchiaia, dove aveva la sua costola staccata e il cuore scoperto: dov'era più uomo. Chi aveva colpito voleva essere il lupo, far paura all'uomo. Non voleva fargli paura? E questo modo di colpire era il migliore che credesse di avere il lupo per fargli paura.
Però nessuno, nella folla, sembrava aver paura.
Aveva paura il Gracco? O Figlio-di-Dio? Scipione? Barca Tartaro? Non potevano averne. O poteva averne Enne 2? Non poteva averne. Allo stesso modo ogni uomo ch'era nella folla non aveva paura.
Ognuno, appena veduti i morti, era come loro, e comprendeva ogni cosa come loro, non aveva paura come non ne avevano loro.” 

Elio Vittorini, Uomini e no

Altre citazioni.

“Essi avevano, ognuno, una famiglia: un materasso su cui volevano dormire, piatti e posate in cui volevano mangiare, una donna con cui volevano stare; e i loro interessi non andavano molto più in là di questo, erano come i loro discorsi. Perché, ora, lottavano? Perché vivevano come animali inseguiti e ogni giorno esponevano la loro vita? Perché dormivano con una pistola sotto il cuscino? Perché lanciavano bombe? Perché uccidevano? Gracco era curioso degli uomini: voleva conoscere il perché delle loro cose.”

“Questo forse era il punto. Che si potesse resistere come se si dovesse resistere sempre, e non dovesse esservi mai altro che resistere. Sempre che uomini potessero perdersi, e sempre vederne perdersi, sempre non poter salvare, non potere aiutare, non potere che lottare o volersi perdere. E perché lottare? Per resistere. Come se mai la perdizione ch’era sugli uomini potesse finire, e mai potesse venire una liberazione. Allora resistere poteva esser semplice. Resistere? Era per resistere. Era molto semplice.” 

Elio Vittorini, Uomini e no

domenica 21 aprile 2019

Buona Pasqua


Nascere non basta.
È per rinascere che siamo nati.
Ogni giorno.

(Pablo Neruda)


sabato 13 aprile 2019

Dal Venerdì di Repubblica

Noi Maestre allo sbaraglio coniughiamo l'impegno per la scuola con i problemi legati ai bambini.
Maestre allo sbaraglio sostiene CBM,
la più grande organizzazione umanitaria internazionale impegnata nella prevenzione e cura della cecità e della disabilità nei Paesi del Sud del mondo. https://www.cbmitalia.org/





mercoledì 3 aprile 2019

Presentazione a Trieste: album



Maestre allo sbaraglio, Trieste, il mare e Italo Svevo

Le maestre

Antico Caffè e Libreria San Marco



Antico Caffè e Libreria San Marco

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Antico Caffè e Libreria San Marco

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domenica 27 gennaio 2019

Giornata della memoria






Ilse Weber ha 39 anni quando nel 1942 viene deportata nel campo di Theresienstadt, assieme al marito Willi e al figlio più piccolo Tomas. E’ un’autrice ceca affermata di storie per l’infanzia: quando arriva al campo, chiede di essere impiegata nel reparto dell’infermeria dove curano i bambini. Durante la prigionia Ilse scrive sessanta poesie, testi di canzoni e filastrocche per intrattenere i suoi piccoli pazienti. Poi arriva anche per loro il treno che li porta ad Auschwitz.

“È vero che possiamo fare la doccia dopo il viaggio?”. È la domanda che Ilse arrivando a Auschwitz pone a un detenuto che l’aveva riconosciuta. L’uomo non se la sente di mentire e risponde: ”No, queste non sono docce, sono camera a gas. Ti do un consiglio. Entraci cantando con i bambini, ma più in fretta che puoi. Siediti con loro per terra e continuate a cantare. Canta con loro come hai fatto tante volte. Così inalerete il gas più velocemente, altrimenti morirete schiacciati dagli altri quando scoppierà il panico”.
Ilse sul quel treno c’era salita volontariamente, per non lasciare soli i “suoi” bambini. Adesso non ha altra scelta che far intonare loro Wiegala la ninna nanna che tante volte avevano cantato insieme. Ilse e i suoi bambini muoiono il 6 ottobre 1944. Il marito Willi, nel tentativo di salvare almeno le opere della moglie,le aveva sotterrate accanto al capanno degli attrezzi nella speranza che qualcuno possa un giorno trovarle.
Quello che non si aspettava, era di essere lui stesso a sopravvivere all'Olocausto e a recuperare le opere scritte della sua Ilse.

Wiegala, wiegala, weier,
der Wind spielt auf der Leier.
Er spielt so süß im grünen Ried,
die Nachtigall, die singt ihr Lied.
Wiegala, wiegala, werne,
der Mond ist die Laterne,
er steht am dunklen Himmelszelt
und schaut hernieder auf die Welt.
Wiegala, wiegala, wille,
wie ist die Welt so stille.
Es stört kein Laut die süße Ruh,
schlaf, mein Kindchen, schlaf auch du.

Fai ninna, fai nanna, mio bimbo, lo sento
risuona la lira al soffiare del vento,
nel verde canneto risponde l’assolo
del canto dolce dell’usignuolo.
Fai ninna, fai nanna, mio bimbo, lo sento
risuona la lira al soffio del vento.
Fai ninna, fai nanna, gioia materna,
la luna è come una grande lanterna,
Sospesa in alto nel cielo profondo
volge il suo sguardo dovunque nel mondo.
Fai ninna, fai nanna, gioia materna,
la luna è come una grande lanterna.
Fai ninna, fai nanna, sereno riposa
dovunque la notte si fa silenziosa!
Tutto è quieto, non c’è più rumore,
mio dolce bambino, per farti dormire.
Fai ninna, fai nanna, sereno riposa
dovunque la notte si fa silenziosa!

https://www.memoriainscena.it/libero-e-il-mio-canto-i-testi-delle-canzoni/


Da vedere insieme ai bambini in classe, disponibile su RaiPlay.



martedì 22 gennaio 2019

Progetto Raffaella


Ecco la ricevuta del versamento delle copie vendute di "Maestre allo sbaraglio" a favore del Progetto Raffaella.

domenica 23 dicembre 2018

Festa di pace e riconciliazione

A Dublino, nel 1904, in una serata del  periodo natalizio,  si svolge la tradizionale festa che tre  signorine della buona borghesia, due anziane sorelle, Kate e Julia Morkan, e la loro nipote Mary Jane, offrono ogni anno per amici e  parenti. Si fa musica, si balla e si partecipa ad un ottimo pranzo, preparato completamente dalle padrone di casa.  Gabriel Conroy, nipote prediletto delle  signorine Morkan, e sua moglie Gretta sono gli ospiti principali e aiutano a  ricevere gli invitati. Soprattutto è insostituibile Gabriel, incaricato dalle zie di svolgere compiti delicati, come sorvegliare Freddy Malins, un caro amico troppo spesso ubriaco, o tagliare al momento opportuno l’oca arrosto e, infine,  pronunciare il discorsetto ufficiale. La conversazione tra gli ospiti è vivace e si  parla molto di musica e di religione.  C’è anche un noto tenore fra gli invitati, Bartell D’Arcy, ma sembra non voglia esibirsi, mentre la vecchia zia Julia, con voce molto flebile, canta una celebre aria in modo patetico. Tutti lodano l’ospitalità squisita delle tre signorine e il successo della festa. Poi viene l’ora di andare via: Gabriel e Gretta sono rimasti fra gli ultimi e, poiché abitano lontano, per quella notte andranno in  albergo. Il marito è già pronto ad uscire e aspetta all’ingresso la moglie, ma la vede fermarsi sulla scala all’improvviso, a poca distanza da lui: in quel momento il tenore D’Arcy, in una stanza al piano di sopra,  ha iniziato a cantare una vecchia e triste canzone irlandese, The Lass of Aughrim, e Gabriel scorge chiaramente che, ascoltandola, Gretta è commossa fino alle lacrime. Successivamente  i due coniugi raggiungono in carrozza l’albergo, mentre nevica abbondantemente. 

"Un picchiettare sommesso sui vetri lo fece voltare verso la finestra: aveva ricominciato a nevicare. Osservò assonnato i fiocchi neri e argentei che cadevano obliqui contro il lampione. Era giunto il momento di mettersi in viaggio verso occidente. Sì, i giornali dicevano il vero: c'era neve dappertutto in Irlanda. Cadeva ovunque nella buia pianura centrale, sulle nude colline; cadeva soffice sulla palude di Allen e più a ovest sulle nere, tumultuose onde dello Shannon. Cadeva in ogni canto del cimitero deserto, lassù sulla collina dove era sepolto Michael Furey. S'ammucchiava alta sulle croci contorte, sulle pietre tombali, sulle punte del cancello, sugli spogli roveti. E la sua anima gli svanì adagio adagio nel sonno mentre udiva lieve cadere la neve sull'universo, e cadere lieve come la discesa della loro estrema fine sui vivi e sui morti."
(Dal racconto I morti, tratto da Gente di Dublino di James Joyce)


The Dead - Gente di Dublino, di John Huston.