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mercoledì 30 dicembre 2020

Complessità di linguaggio e di pensiero

Il QI medio della popolazione mondiale, che dal dopoguerra alla fine degli anni '90 era sempre aumentato, nell'ultimo ventennio è invece in diminuzione...

È l’inversione dell’effetto Flynn. 

Sembra che il livello d’intelligenza misurato dai test diminuisca nei paesi più sviluppati. Molte possono essere le cause di questo fenomeno. 

Una di queste potrebbe essere l'impoverimento del linguaggio. Diversi studi dimostrano infatti la diminuzione della conoscenza lessicale e l'impoverimento della lingua: non si tratta solo della riduzione del vocabolario utilizzato, ma anche delle sottigliezze linguistiche che permettono di elaborare e formulare un pensiero complesso. La graduale scomparsa dei tempi (congiuntivo, imperfetto, forme composte del futuro, participio passato) dà luogo a un pensiero quasi sempre al presente, limitato al momento: incapace di proiezioni nel tempo. La semplificazione dei tutorial, la scomparsa delle maiuscole e della punteggiatura sono esempi di “colpi mortali” alla precisione e alla varietà dell'espressione. Solo un esempio: eliminare la parola "signorina" (ormai desueta) non vuol dire solo rinunciare all'estetica di una parola, ma anche promuovere involontariamente l'idea che tra una bambina e una donna non ci siano fasi intermedie.

Meno parole e meno verbi coniugati implicano meno capacità di esprimere le emozioni e meno possibilità di elaborare un pensiero. Gli studi hanno dimostrato come parte della violenza nella sfera pubblica e privata derivi direttamente dall'incapacità di descrivere le proprie emozioni attraverso le parole. Senza parole per costruire un ragionamento, il pensiero complesso è reso impossibile. Più povero è il linguaggio, più il pensiero scompare. La storia è ricca di esempi e molti libri 


Georges Orwell - 1984

Ray Bradbury - Fahrenheit 451


hanno raccontato come tutti i regimi totalitari hanno sempre ostacolato il pensiero, attraverso una riduzione del numero e del senso delle parole. Se non esistono pensieri, non esistono pensieri critici. E non c'è pensiero senza parole. Come si può costruire un pensiero ipotetico-deduttivo senza il condizionale? Come si può prendere in considerazione il futuro senza una coniugazione al futuro? Come è possibile catturare una temporalità, una successione di elementi nel tempo, siano essi passati o futuri, e la loro durata relativa, senza una lingua che distingue tra ciò che avrebbe potuto essere, ciò che è stato, ciò che è, ciò che potrebbe essere, e ciò che sarà dopo che ciò che sarebbe potuto accadere, è realmente accaduto? 

Cari genitori e insegnanti: facciamo parlare, leggere e scrivere i nostri figli, i nostri studenti. Insegnare e praticare la lingua nelle sue forme più diverse. Anche se sembra complicata. Soprattutto se è complicata. Perché in questo sforzo c'è la libertà. Coloro che affermano la necessità di semplificare l'ortografia, scontare la lingua dei suoi “difetti”, abolire i generi, i tempi, le sfumature, tutto ciò che crea complessità, sono i veri artefici dell’impoverimento della mente umana.

Non c'è libertà senza necessità. Non c’è bellezza senza il pensiero della bellezza.

 

Christophe Clavé




domenica 26 gennaio 2014

Generazione nella Rete

Segnalo l'articolo di Paolo Vites uscito ieri su Il Sussidiario.net.

L'arresto di Justin Bieber, idolo dei ragazzi e delle ragazze, dà l'occasione di parlare della realtà di oggi, di Internet, della vulnerabilità dei nostri ragazzi e della sfida che i genitori e, aggiungerei, gli educatori in genere devono compiere nel tentare di trasmettere e infondere il gusto della bellezza, alternativa al vuoto e ancora di salvezza. L’articolo, in modo garbato, sostiene delle tesi che anche noi maestri e maestre ci impegniamo a tradurre nella pratica quotidiana e che si trovano espresse in alcune pagine del nostro libro.

Questo è uno stralcio dalla Prefazione a “Maestre allo sbaraglio”:
“ Dove ho sbagliato?”, “ Avrò sbagliato io?” e frasi simili ricorrono frequentemente nelle pagine che seguono, a indicarci come la buona maestra metta in discussione anche il suo operato e il suo modo di insegnare e non imputi gli insuccessi solo agli alunni, alle circostanze sfavorevoli o alle famiglie che non collaborano. Va notato, per inciso, che inversamente, in certa opinione pubblica, avviene il contrario: se le cose non funzionano, è colpa esclusivamente della maestra e, ampliando il quadro, se le cose vanno male nella società, è colpa della scuola o, quanto meno, è compito della scuola porvi rimedio. - Stragi del sabato sera? Droga? Illegalità diffusa? Bisogna che gli individui siano educati sin da piccoli! Bisogna che se ne parli a scuola! Questi problemi devono diventare materia di studio ! – Devono pensarci gli insegnanti, pagandosi magari l’aggiornamento in merito e i materiali occorrenti. Certo è comunque che ad assumere quantità eccessive di alcool, a ricorrere alla droga, a guidare dissennatamente o a comportarsi disinvoltamente nei confronti della legge e dell’etica i giovani non hanno imparato dagli insegnanti: hanno avuto altri maestri."
                                                                                                   Franco Groppetti
La scuola sovente non ha alleati soprattutto nel mondo dei mass media e dello spettacolo, anzi ... si chiede alla scuola di intervenire laddove le patinature hanno dato pessimi esempi. Dopo di che ... è la società, è la scuola ... che non riescono a dare la formazione giusta, i capri espiatori. Il successo, spesso provvisorio, è fatuo come tutte le cose belle solo in apparenza, ma che aldilà appunto di una vetrina, dietro non trovi molto: sovente trovi solo il nulla. La scuola si sforza di creare personalità e non idoli provvisori, si sforza di fare cultura cercando di dare istruzione e di invogliare a comportamenti responsabili i suoi allievi, questo invece di suggerire superficialità, comportamenti arroganti e sovente copiati dalle star al momento in voga: tutta mediocrità alla quale la scuola tenta di sfuggire e in merito a questo viene molte volte ignorata dai più.
Insomma: una battaglia ciclopica!
La scuola deve tornare al centro della società e punto indiscutibile di riferimento.

                          Francesca Cavaiani e Anna Bossi, che ringrazio per la collaborazione.
Ecco l'articolo
Foto segnaletica

Quando sono tornato a casa, la sera che si era diffusa la notizia dell’arresto di Justin Bieber, mia figlia – 11 anni – era già lì dietro la porta che mi aspettava. Era evidentemente agitata, ma soprattutto stupita. Voleva sapere conferme dell’arresto di Justin Bieber. Mia figlia è ancora in quell’età che, da buona femmina, tifa esclusivamente per le femmine come lei, la notizia dell’arresto di Justin Bieber non la addolorava tanto per l’arresto di un suo idolo (insomma, lei tifa per Selena Gomez e non si dà pace perché lei e sempre Justin Bieber, si siano lasciati), quanto la sua agitazione era dovuta a un qualcosa che non capiva e in un certo senso la turbava. Ad esempio non capiva come mai di qualcosa successo solo poche ore prima nella lontana America si parlasse già anche in Italia e di come lei e le sue amiche si stessero già messaggiando a tutta furia. Ho cercato di spiegarle qualcosa di quell’Internet che pure lei usa e abusa già da tempo (...)
(Continua a leggere l'articolo su Il Sussidiario.net qui)